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Naviglio Modena, Arletti: “allo studio depuratori naturali e vasche”

Un sistema di fitodepurazione nell’ambito di interventi integrati da prevedere nell’area dei Prati di San Clemente, dove è previsto un complesso di casse di espansione da un milione 400 mila euro. Ma anche provvedimenti strutturali per abbattere il carico inquinante sversato nel Naviglio, attraverso sistemi di accumulo dell’acqua in uscita dagli scolmatori Naviglio, Soratore e Minutara; in particolare, si sta pensando a una vasca di raccolta di prima pioggia.

Sono le soluzioni allo studio per contrastare i problemi del canale Naviglio, prospettate dall’assessore all’Ambiente Simona Arletti, che in Consiglio comunale ha risposto oggi a un’interrogazione delle consigliere del Pd Giulia Morini e Elisa Sala. L’istanza chiedeva di conoscere “le criticità in termini di inquinamento delle acque del canale prima e dopo il depuratore; se esiste una banca dati per il monitoraggio della qualità dell’acqua e quali strumenti possono essere adottati dall’Amministrazione per superare le criticità del Naviglio”.

L’assessore ha spiegato che i problemi di inquinamento del canale sono dovuti a due fattori: i nutrienti che determinano l’eccessiva proliferazione vegetativa, soprattutto di alghe nel periodo estivo, e lo scarico di sostanze inquinanti durante gli eventi meteorici. Il sistema fognario di Modena e Formigine confluisce, infatti, in un unico punto in cui è installato l’impianto centralizzato di depurazione. Normalmente le acque in uscita, che finiscono nel Naviglio, sono depurate dall’impianto biologico e rientrano nei limiti autorizzati: gli inquinanti organici vengono ridotti del 90 % e i nutrienti del 60 e 80 %.

Diversa è la situazione in caso di precipitazioni. Quando piove, il sistema fognario attraverso gli scolmatori di piena scarica acque di dilavamento miste ad acque reflue nel Naviglio e la qualità degli sversamenti raggiunge concentrazioni di inquinanti fino a cento volte superiori rispetto ai reflui depurati. Inoltre, i sedimenti fognari riversati nel Naviglio quando piove si depositano sul fondo del canale innescando processi anaerobici di decomposizione delle sostanze organiche e peggiorando così la qualità delle acque.

Simona Arletti ha però anche ricordato, che “per la sicurezza idraulica sono già stati realizzati 19 bacini di laminazione per 19 mila metri cubi di invaso”.

Per quanto riguarda il monitoraggio, oltre al report annuale di Arpa, esiste dal 1984 una banca dati ed è attiva una stazione, in origine nei pressi del Ponticello alla Bertola e dal 2010 spostata più a valle in prossimità della darsena di Bomporto, che analizza mensilmente lo stato di qualità ambientale del corso d’acqua.

Vittorio Ballestrazzi di Modenacinquestelle.it, dopo aver chiesto la trasformazione dell’interrogazione in interpellanza, ha affermato che “Modena è una città senza fogne, perché ha utilizzato l’antico reticolo di canali d’acqua della città”. A parere del consigliere, “il primo errore è stato tombare i canali e il secondo trasformarli in fogne; il Naviglio è diventato il re delle fogne modenesi e nello stesso quartiere ci sono anche la Tav e l’inceneritore”.

Giulia Morini si è invece dichiarata soddisfatta della “dettagliata” risposta dell’assessore e ha sottolineato di aver particolarmente apprezzato i riferimenti agli interventi allo studio per risolvere il problema.

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