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La Fallaci cronista a Bomporto

E’ IL 31 AGOSTO 1956 quando Carmen Fabbi, una ragazza di campagna di 29 anni, figlia di proprietari terrieri che abitavano nelle campagne di Bomporto, uccise con una rivoltella l’amante, il medico Francesco Testani. Sono in pochi oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, a ricordare quella storia di passione e di sangue. In paese nessuno sa se Carmen Fabbi abbia già lasciato questa terra dopo gli anni di carcere. Certo è che allora, come oggi, il fatto di cronaca riempì le pagine dei giornali per settimane. Tra le firme autorevoli anche quella di Oriana Fallaci che la rivista L’Europeo ripropone in questi giorni come racconto inedito nel fascicolo dedicato ai famosi ‘Assassinii italiani’. La penna virtuosa della Fallaci ripercorre quella sera d’agosto quando sulla Millecento nera «Carmen Fabbi andava all’ultimo appuntamento con l’uomo che amava. Nella borsa, tra il rossetto e il portacipria, teneva una rivoltella carica».

L’appuntamento era a San Matteo, a cinque chilometri dall’inizio della Canaletto, dove nel corso dei mesi gli amanti si erano dati appuntamento anche se il loro nido d’amore, la garconnière, era l’ambulatorio medico di Albareto. «L’uomo che l’attendeva – prosegue la Fallaci – era un medico giovane e bello, con i capelli castani e gli occhi azzurri, profumato di lavanda costosa. Piaceva alle donne. Era stimato dai colleghi. Un giorno sarebbe certo diventato primario. Gli aristocratici della provincia se lo contendevano». Il Testani aveva una fidanzata carpigiana, l’aristocratica Franca Ferrari, bella e ricca, che di lì a poche settimane avrebbe sposato. Quella del 31 agosto era la serata d’addio. Ma la contadina Carmen, amante della bella vita e degli «uomini eleganti e profumati», non certo come quel suo fidanzato ufficiale, Renzo Forni, uomo semplice che parlava in dialetto, non si rassegnava a mettere la parola fine. Lei e il medico, specializzato in otorinolaringoiatra, si erano conosciuti nell’ambulatorio di Albareto dove la Carmen aveva portato il padre.

«Quando il vecchio guarì – prosegue l’articolo di nera – Carmen si scoprì un esaurimento nervoso e volle essere seguita… E, tra una ricetta e l’altra, si lasciarono andare alla passione. Nessuno dei due parlò mai di matrimonio, o di abbandonare i rispettivi fidanzati». Ma per Carmen quella era la vera storia d’amore. Così il 31 agosto arrivò a San Matteo con la pistola in borsa. Testani l’attendeva a bordo di una Millecento nera, come la sua. «Nel posacenere della macchina c’erano già una decina di mozziconi. Carmen Fabbi lo salutò, gli si sedette al fianco, chiuse lo sportello con un colpo secco». Rimasero due ore in auto a parlare, poi Carmen scese, «lo fissò con lo sguardo annebbiato, aprì la borsetta. Nel buio due colpi di rivoltella».  «Quando una auto raccolse il medico, mentre carponi aveva raggiunto il Canaletto, questi disse: E’ stata una donna, Carmen Fabbi. Il medico non morì subito e alla notizia Carmen, in carcere a Sant’Eufemia, si lasciò scuotere da un brivido». Morì però il giorno dopo e allora Carmen «diede in un pianto disperato, lunghissimo. Il Procuratore della Repubblica del Tribunale di Modena – puntualizza la Fallaci – la trovò che stava ancora singhiozzando».

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